
Riccadonna
Prosecco DOC
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La Vénétie, scrigno di biodiversità e storia millenaria, vanta un terroir di rara complessità. Dai dolci pendii prealpini fino alle pianure alluvionali ricche di acque, le condizioni climatiche e pedologiche variano notevolmente, offrendo un mosaico di microclimi ideali per vitigni autoctoni e internazionali. Le zone collinari, spesso con suoli calcarei e argillosi, favoriscono l'espressione di vini di grande eleganza, mentre le pianure, con terreni più sabbiosi e ghiaiosi, danno vita a prodotti più freschi e fruttati. Questa diversità territoriale è la chiave della ricchezza e della varietà enologica veneta. La storia della viticoltura in Vénétie affonda le radici nell'antichità. Già Etruschi e Romani coltivavano la vite su queste terre, apprezzandone i frutti e sviluppando tecniche di coltivazione e vinificazione che, in parte, sono pervenute fino ai nostri giorni. L'influenza della Repubblica di Venezia, con i suoi vasti commerci marittimi, ha contribuito a diffondere i vini veneti in tutta Europa, consolidandone la reputazione e la richiesta. Secolo dopo secolo, i vignaioli veneti hanno affinato il loro sapere, adattando le tecniche ai cambiamenti climatici e alle nuove conoscenze, creando un patrimonio enologico di inestimabile valore. Tra i vitigni che meglio rappresentano la Vénétie, spiccano senza dubbio il Glera, protagonista del celebre Prosecco, il Corvina Veronese, pilastro dell'Amarone della Valpolicella, e il Raboso, vitigno robusto e longevo del Piave. La Vénétie è unica per la sua capacità di coniugare tradizione e innovazione: l'abilità di produrre vini spumanti di fama mondiale come il Prosecco, con la sua freschezza e versatilità, convivendo con la maestria nella creazione di vini rossi strutturati e complessi, come l'Amarone, vero e proprio nettare della terra. Un aneddoto ben noto lega l'Amarone della Valpolicella alla sua origine quasi casuale. Si narra che nel 1936, degustando delle vinacce di Recioto lasciate ad appassire, l'enologo Adelino Lucchese rimase sorpreso dal ritrovamento di un vino dal sapore intenso e asciutto, molto diverso dal dolce Recioto. Fu così che, con sorpresa, nacque l'Amarone, un vino che inizialmente fu chiamato "Recioto che non è Recioto", per poi assumere il nome che oggi lo identifica a livello globale, testimonianza dell'inaspettata grandezza che può nascere dall'arte della pazienza e della riscoperta.

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